Con cosa confina la poesia?

Con cosa confina la parola poetica? Alla 61°  Biennale ho attraversato una ricchissima serie di stimoli, conflitti  offerte, prospettive, tessuti, fili, trame, carte, legni, rocce, metalli,voci, urla, suoni, suoli, tappeti, sabbie, acque, ombre, corpi, risvegli, stupori, memorie, figure, fantasmi, progetti…

Graziose lune

e se la Terra avesse avuto molti satelliti anzi che una sola luna? Quante cose sarebbero state differenti? Forse perfino la poesia, forse perfino Leopardi, meno pessimista e ombroso…

Immaginare giustizia

“un ideale giudice-letterato – e lo suggerisce Walt Whitman in Leaves of Grass – vede nei fili d’erba la pari dignità di tutti i cittadini.” (F. Buffoni, 2023)

Voci presenti

Il punto in cui si perdono le voci è un luogo pieno, non un vuoto. E’ fitto di voci inascoltate, non è un silenzio da riempire;  […]

Canti e discanti

“Il linguaggio di Mantoani è sorprendentemente aperto, accessibile, affascinante, ricco di variazioni e di temi, tra i canti e i discanti dell’immaginario.”
Sandro Gros Pietro

Il giro lungo. Parte 1

se la poesia è la forma di linguaggio in cui più strettamente e più necessariamente si intrecciano la dimensione formale e quella semantica, ci deve essere un modo di articolare la forma del verso che meglio si adatta ad esplorare il nesso fra negoziazione della giustizia e tematica del male e delle sue cure. 

Yurugu

La volpe pallida scende
al santuario

di notte.  Le sue orme
fanno  da scrittura

Ci vediamo in biblioteca a Santena!

Mercoledì 4 marzo, alle 18, presso la Biblioteca Civica di Santena,

la prima presentazione per “Il punto in cui si perdono le voci“

i dettagli all’interno!

Mezzo pieno /2- Altri modi (e altri mondi).

Il mezzo bicchiere era pieno fino all’orlo. Il festival Altri Mondi/Altri Modi ad Askatasuna fu un successo sia politico che culturale, un evento di qualità, autorganizzato, gratuito accessibile a tutti e tutte…

Più vasta ed abitabile

“…mi pare che l’immaginazione (intesa nel suo senso più alto riesca ad aprire molte finestre, che non fanno dimenticare affatto la realtà concreta in cui viviamo o sopravviviamo, ma che la rendono più vasta e forse più abitabile. È questo che accade nei suoi testi” (F. Pusterla)