Il giro lungo. Parte 1

se la poesia è la forma di linguaggio in cui più strettamente e più necessariamente si intrecciano la dimensione formale e quella semantica, ci deve essere un modo di articolare la forma del verso che meglio si adatta ad esplorare il nesso fra negoziazione della giustizia e tematica del male e delle sue cure. 

Filo nero filo bianco

Prima dell’uovo era solo
silenzio, la forma non vuota
di ciò che doveva essere.

E venne Ogo, delle cose veloci
la cui parola non poteva
attendere

La volpe, la metrica,  l’assistente digitale

Il punto di partenza deve essere la consapevolezza dei limiti, senza delegare ciò che non si può delegare (la produzione di testo) e senza rinunciare a ciò che lo strumento può offrire di eccellente (memoria, velocità, corpus ampio).

Yurugu

La volpe pallida scende
al santuario

di notte.  Le sue orme
fanno  da scrittura

Le voci, su Margutte

Oggi su Margutte, Silvia Rosa presenta una scelta di sei poesie da: “Il punto in cui si perdono le voci” e un ampio estratto dalla prefazione di Patrizia Camedda
Grazie, di cuore, per l’attenzione.

Quinzein-a

Lidia è un viso per la pace
con la memoria  in guerra
e una lunga attesa
di terra

Sollevare radici

Radicanti prende la metafora del “mettere radici”, la esplora, la mette in tensione con la memoria e con l’esperienza della perdita e così facendo la radicalizza (appunto). ovvero la rende propria e fondamentale.

Il corpo e il sangue

Qui, agli occhi reclusi, pronunciate

parole, agli occhi levati i gesti

e il sale.

Avvistamenti

Oggi Alfredo Rienzi sul suo blog/osservatorio poetico “Di sesta e di settima grandezza”, molto ricco, attento e documentato, mi fa il regalo  di presentare una selezione di 6 poesie da “Il punto in cui si perdono le voci”.