Ero molto emozionato ieri sera quando ho iniziato a parlare, nella sala auditorium di Palazzo Gallo a Castello Tesino. Il paese d’origine di Emmerico Boso e della sua famiglia, di mia nonna, quindi una radice anche mia.
Presentavo la mia raccolta di poesie: Il punto in cui si perdono le voci, ma soprattutto ero lì per parlare di Emmerico e per mostrare in che modo la sua biografia avesse prodotto effetti in poesia, perlomeno nella mia.
Un pubblico attentissimo mi ha seguito parlare di cose che fanno parte della loro storia anche più che della mia, traversare i confini dell’impero asburgico, di tre guerre, del confino e del campo di concentramento, mi hanno seguito sui colli delle Alpi e fra gli Invisibili, con fiducia e pazienza.
C’erano anche un paio di signore, gentilissime, che ricordavano per conoscenza personale uno dei fratelli di mia nonna, Cesare, e Nemesi, la figlia del fratello più vecchio internato anche lui a Ventotene ma molti anni prima perché aveva rifiutato di arruolarsi per la prima guerra mondiale.
Ringrazio di cuore Graziella Menato che ha reso possibile questo incontro
Un ringraziamento grandissimo devo anche a mia moglie, Alessandra, che anche ieri era con me, senza la quale tutta questa ricerca non sarebbe stata possibile.
E un pensiero speciale a mia nonna Oliva, che ha fatto una vita dura e difficile, che l’inquieta vita del fratello non ha certamente facilitato.








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