Emozioni e confronti

Domenica 3 maggio, nel contesto del bellissimo Castello di Piovera, struttura affascinante e straniante allo stesso tempo, ho partecipato a “Passioni a Confronto“, importante e ricca occasione di ascolto, letture poetiche e riflessioni critiche, organizzata nel quadro della Biennale di Poesia di Alessandria e della Biennale Italiana di Poesia fra le Arti  Evento al quale sono innanzi tutto grato di essere stato invitato a partecipare

C’รจ stata, come momento centrale, una conversazione/presentazione relativa all’ultimo “Anello Critico. Annuario della poesia italiana contemporanea“, quello relativo al 2025 . La conversazione, portata avanti da Gianfranco Lauretano, Alessandra Corbetta e Mauro Ferrari, ha anche richiamato l’importanza del lavoro (lungo, articolato, faticoso) di relazione, di lettura, di ascolto, di critica e di condivisione che, a ragione, proprio per la sua natura relazionale, viene considerato l’unico possibile antigene alla polverizzazione  della poesia italiana e alla sua marginalitร  nel campo culturale. Mi ha colpito sentire, fra le diverse osservazioni e analisi, un richiamo rinnovato al rapporto fra “forma” e contenuto” (o meglio, fra rilevanza della forma e rilevanza del contenuto) rivolta specificamente agli indirizzi della poesia civile o comunque si voglia definire quella parte della scrittura poetica che fa riferimento esplicito alla vita sociale, alla polis con i suoi conflitti. Mi ha colpito, da un lato perchรฉ non รจ a prima volta che mi capita di ascoltare questo richiamo e vederlo scattare quando si introduce il tema “poesia civile”, un po’ come un mantra e un po’ come una liberatoria. Mi ha colpito perchรฉ contemporaneamente stavo scorrendo l’annuario e proprio in quel momento mi era caduto lo sguardo sull’intervento di Luca Ariano, Esiste ancora la poesia civile? (pp 79-84). E mi ha colpito anche perchรฉ in questi giorni stavo seguendo con attenzione e curiositร  una serie di interventi in rete proprio sullo stesso tema, da parte di Mauro Ferrari, Andrea Temporelli, Simone Migliazza e altri, discussione ripresa poi in un intervento piรน organico di Mauro Ferrari, pubblicato sul blog Chiarevoci e intitolato: Poesia contemporanea oggi: forma, contenuto e rischio del kitsch .

Premettendo che concordo con la tesi di fondo espressa da Ferrari,  che รจ la capacitร  del linguaggio artistico diย  “defamiliarizzare”, di sorprendere, di rappresentare un aspetto ancora inavvertito di ciรฒ che altrimenti diamo per scontato a legittimare la poesia, indipendentemente dal contenuto scelto, non riesco a fare a meno di domandarmi come mai questo richiamo, questo avviso non mi sia capitato di sentirlo a proposito -ad esempio – di poesie contemplative, soggettive, esperienziali o memorialistiche. Se la questione sta tutta nell’esercizio del mezzo, nel come si guida piuttosto che nell’itinerario scelto (se mi si passa la metafora stradale), mi incuriosisce che i cartelli di pericolo siano posizionati solo da una parte dell’incrocio.

Se il monito emerge – anche spontaneamente – solo quando il discorso poetico si avvicina alle strutture di potere che governano la realtร  e non viene invece percepito come utile o necessario quando la tematica del fare poesia si concentra su aspetti di trascendenza o di esperienza soggettiva, questo deve avere a che fare in qualche modo con il rapporto che esiste fra le suddette strutture del potere e quelle del linguaggio artistico. Non saprei andare in questo momento al di  lร  della semplice formulazione della questione, ma giร  cosรฌ  mi incuriosisce molto e ho la sensazione che potrebbe fornire sviluppi interessanti.

Sul lato della poesia letta e sentita, mi ha colpito piรน di ogni altra cosa l’ascolto dei versi di Alfredo Panetta, dalla sua raccolta piรน recente: ‘Ndrangheta. Prima di tutto per la sonoritร  severa e tagliente della sua lingua e per la forza quasi feroce della sua lettura, che sembrano opporsi, innanzitutto sul lato dell’oralitร  e della forma poetica, alla violenza mafiosa di cui il testo tratta, peraltro con grande coraggio civile e senza (qui si confortano le osservazioni precedenti) chiedere al coraggio civile di essere l’elemento che “autorizza” o giustifica l’operazione poetica.

Per parte mia ho contribuito (spero) con la lettura di tre brani da: Il punto in cui si perdono le voci: Invisibili, Colle del Piccolo San Bernardo  e Ostinata maniera umana; sperando di essere riuscito a trasmettere, a voce, il punto da cui cerco di far passare il sentiero che collega lingua ed esperienza.


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