Inventario dell’abbandono

Questo articolo è aperto; un lavoro di riconoscimento, attribuzione di nomi, inventario e descrizione che procede gradualmente, soggetto a correzioni e ritorni.

Un processo aperto, non teleologico (cioè non si sa ora dove porterà alla fine) di riconoscimento dello spazio marginale.

Lo spazio in questione è il cortile antistante la ex Supeco, ex Carrefour, ex  Continente, ex Mega-Garosci.

Insomma uno spazio che per quarant’anni ha vissuto la sua funzione commerciale e che si trova a Trofarello, nei pressi del semaforo presso cui la provinciale per Asti oltrepassa il rio Sauglio.

Nel 2018, dopo circa 40 anni di utilizzo, e un paio di tentativi di rilancio, l’area è stata dismessa, al termine di una lunga crisi di vendite.

Quindi è iniziata la sua trasformazione in spazio secondario, in area rinaturalizzata, in zona d’abbandono e di trasformazione; per dirla con Jilles Clement, in Terzo paesaggio.

Le immagini vanno nominate e descritte, a cominciare da un inventario di biodiversità per finire non so ancora come. E serve aiuto.

È un metodo di indagine poetica che prende forma come esito di una serie di letture, passate e recenti, da Ernst Bloch ed Edwin Ardener, fino a Jilles Clement e Laura Pugno, che si sono come raggrumate prendendo consistenza, in questi giorni, attraverso la lettura di Autorizzare la speranza di Italo Testa (Interlinea, 2023).

Si tratta di un libricino agile e denso allo stesso tempo, che in pratica riassume quegli spunti e li mette a valore in un discorso sul potenziale politico che può avere la scrittura poetica, quando si trova il modo di farne un procedimento aperto e non predeterminato. Uno sguardo affacciato sul non-ancora.

Proviamo dunque, in quest’ottica, un inventario di biodiversità e di defunzionalizzazone, a partire – per cominciare – da alcune fotografie scattate nel cortile antistante l’ex ipermercato in un pomeriggio di maggio 2023.

Questo inventario serve a richiamare nomi per descrivere ciò che vediamo e anche per suscitare una riflessione, per problematizzare questi nomi. Se è vero che “nomina nuda tenemus”, è quando li mettiamo a confronto con il reale e con loro stessi che i nomi si trasformano in materia.

Proviamo, allo stesso scopo, anche ad incrociare queste osservazioni con ricordi, informazioni, immagini e altri documenti disponibili e a confrontare questo spazio con altri analoghi nello stesso territorio. Altri parcheggi, altri spazi commerciali, attivi e dismessi.

Inventario rimanda alla pratica del lavoro commerciale. Ho lavorato 22 anni nell’azienda che gestiva questo punto di vendita, mai direttamente in quel negozio però e ho vissuto fra il 2005 e il 2018 nel comune di Trofarello. Ho anche partecipato, come “rinforzo” da altro punto di vendita, ad un paio di inventari tenuti nel magazzino di Trofarello.

Fare l’inventario è l’operazione di squadra che accerta la consistenza del patrimonio sia come scorta di merci che come “attivi” vale a dire strutture e attrezzature. Presuppone la sistemazione in ordine, la corretta classificazione e anche un ordinata gestione del flusso delle merci, il carico delle bolle e delle fatture che determina la consistenza teorica delle scorte, che poi si confronta con quella “reale” accertata con l’inventario.

La classificazione è un passaggio determinante del processo ed è un flusso di attribuzione di nomi e categorie legato in parte alle classificazioni merceologiche dei fornitori, in parte all’idea che il venditore ha del cliente e delle sue esigenze, in base a cui dispone in vendita la merce. È in ultima analisi un modo di suddividere il mondo e conoscerlo da un punto di vista pragmatico.

Farne un processo di catalogazione della materialità dell’abbandono costringe intanto a


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