Confini e melologia

Mi chiedo, da un po’ di tempo, quali siano i confini della parola  poetica. Me lo sono chiesto, ad esempio, attraversando i padiglioni della Biennale, davanti a progetti densamente poetici e incarnati in ogni sorta di materiale e di spazio.  Me lo ero chiesto  nella Fornace Pagliero, alla Mostra della Ceramica di Castellamonte e soprattutto davanti al vaso poetico esposto presso la Casa Museo Asger Jorn ad Albissola Marina in occasione della mostra tributo ad Enrico Baj

La poesia dunque confina con i materiali dal lato della terra, ma verso l’aria, dove la essa è soprattutto voce e suono, quel confine tocca piuttosto il teatro e passa per la poesia performativa, che però non necessariamente significa poetry slam  (la versione performativa della poesia che si è fatta più largo da noi nei ultimi due o tre decenni).  

Ad esempio. ieri alla Casa della Poesia di Torino il duo artistico composto da Alessia Lombardi e Marco Alonzi nel contesto della presentazione del loro libro La controra, ci ha presentato una possibilità diversa, quella che i nostri ospiti hanno provato a spiegare rifacendosi al concetto classico di melologia,  come si esprimeva ad esempio nel ‘Pietro Lunaire’ di Schonberg o in  ‘Storia di un soldato’ di Stravinskij: un discorso poetico che fa corpo unico con la musica, con la quale si fonde piuttosto che accompagnarsi e che viene composta proprio in funzione di quel testo e della sua mise en scéne.

Lo stile con cui Marco Alonzi e Alessia Lombardi porgono i loro interventi performativi è quello della melologia,, ma declinato in  chiave contemporanea, seguendo un immaginazione che tiene insieme il folklore italiano e le sensibilità blues del sud degli Stati Uniti.

La capacità evocativa di questa modalità di proporre la parola poetica è davvero notevole; ad esempio a me è capitato di chiedere la loro collaborazione con l’intento di “estrarre” il contenuto emotivo da vecchi documenti d’archivio,  schede del casellario politico  centrale dell’antifascista trentino Emmerico Boso (mio prozio). Il tentativo ha dato esiti molto incoraggianti, la lettura musicata delle schede  riuscendo incredibilmente a mettere in evidenza tutta la carica emotiva che quelle vecchie carte custodiscono e che il lavoro d’archivio – per ovvie ragioni metodologiche – non può mettere in luce. Ma di questo esperimento parlerò più in dettaglio in un post apposito.

 Di seguito una serie di immagini della presentazione di Alessia Lombardi e Marco Alonzi alla Casa della Poesia di Torino.


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