Oggi (7/10/2023) presso la Casa-Studio Felice Casorati di Pavarolo, nelle colline torinesi, si inaugurava la mostra “Estetica dei Visionari”, un piccolo ma ricchissimo allestimento nato dalla collaborazione fra il Comune di Pavarolo, l’Archivio Casorati, la Collezione Giuseppe Iannaccone e la Galleria Ciaccia Levi Paris-Milan.

Cos’è un visionario? È qualcuno che, guardando nella stessa direzione degli altri, vede qualcosa di differente.
Gli artisti riuniti sui muri del piccolo studio Casorati, tutti nomi importanti (Amber Andrews, Charles Avery, Srijon Chowhdury, Alessandro Fogo, David Horváth, Margherita Manzelli, Wangechi Mutu e Scipione), paiono accumunati dal carattere metaforico del loro rapporto “visionario” con il reale; allo stesso tempo vicini e distanti per tono emotivo, appartenenze, scelte.
È qui che mi sono imbattuto nel lavoro di Wangechi Mutu (che non conoscevo e che mi ha come folgorato) artista nata a Nairobi nel 1972 e trasferita poi a New York, dove ha completato la sua formazione e iniziato ad affermarsi.
Si tratta di un lavoro senza titolo, del 2004, di circa due metri per uno; un collage a tecnica mista su carta, oggi parte della collezione Giuseppe Iannaccone.
Una giovane donna rivestita, anzi quasi “composta”, di motivi e materiali vegetali e legnosi, riccamente trapuntata di globuli chiari che paiono gemme o pietre o punti di luce, adornata di un copricapo ramificato e sormontato da quel che pare essere una divinità scolpita, siede pensierosa a gambe incrociate su una porzione di mondo, una sorta di meteorite fluttuante, biancastro, innervato e come percorso da flussi venosi e aree più scure, apparentemente “malate”, attorno alle quali fluttuano vistose farfalle multicolori.

Nella mano sinistra la donna stringe un serpente la cui testa appare esplosa in un grumo di sangue rosso vivo.
Il quadro è ricco, lussureggiante di motivi grafici, alla maniera di certi lavori di Klimt e allo stesso tempo denso di un immaginario che mi accorgo di non poter decifrare se non superficialmente.
Mi sembra di assistere alla proiezione di uno sguardo radicalmente altro sul mio stesso mondo malato.
Ma soggiogato da una spinta vitale più forte aspra e ottimista di quella che sono abituato a conoscere
Chi è un visionario? Qualcuno di cui abbiamo bisogno.

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