Il giro lungo. Parte 1

se la poesia è la forma di linguaggio in cui più strettamente e più necessariamente si intrecciano la dimensione formale e quella semantica, ci deve essere un modo di articolare la forma del verso che meglio si adatta ad esplorare il nesso fra negoziazione della giustizia e tematica del male e delle sue cure. 

Yurugu

La volpe pallida scende
al santuario

di notte.  Le sue orme
fanno  da scrittura

Ci vediamo in biblioteca a Santena!

Mercoledì 4 marzo, alle 18, presso la Biblioteca Civica di Santena,

la prima presentazione per “Il punto in cui si perdono le voci“

i dettagli all’interno!

Mezzo pieno /2- Altri modi (e altri mondi).

Il mezzo bicchiere era pieno fino all’orlo. Il festival Altri Mondi/Altri Modi ad Askatasuna fu un successo sia politico che culturale, un evento di qualità, autorganizzato, gratuito accessibile a tutti e tutte…

Più vasta ed abitabile

“…mi pare che l’immaginazione (intesa nel suo senso più alto riesca ad aprire molte finestre, che non fanno dimenticare affatto la realtà concreta in cui viviamo o sopravviviamo, ma che la rendono più vasta e forse più abitabile. È questo che accade nei suoi testi” (F. Pusterla)

L’Italia del 12 dicembre

Prima i fatti. Il 12 dicembre è anniversario dela strage di piazza Fontana che  fu un attentato terroristico, di matrice neofascista, compiuto nel 1969, nel centro di Milano, all’interno della sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana e  che causò 17 morti e 88 feriti. E fu l’inizio di un trentennio di violenza politica.

In punto in cui si perdono le voci

“Il punto in cui si perdono le voci costituisce una soglia, un varco, oltre il quale il linguaggio si frantuma e si ricostituisce in sequenze immaginali inattese.”

Spero vivamente che sia così

Sul sentiero, sul Passo

Ho provato a cercare di capire per quale ragione un uomo, che sa di essere ricercato dalle polizie politiche di diversi stati, decida ad un certo punto di passare la frontiera con in tasca un passaporto scaduto…

Le conteur parle

Gauguin scrisse “Diario di Noa Noa” nel 1893, dopo il suo primo viaggio a Tahiti, arricchendolo con le splendide xilografie delle sue stesse illustrazioni, stampate dall’amico Daniel de Monfreidil. Vi si racconta la vita nelle isole polinesiane, i miti, i ritmi della vita quotidiana, partendo dai racconti di Tehuana, la sua giovane compagna tahitiana