Semi e materia (1)

Leggo questa raccolta di Giancarlo Pontiggia, La materia del contendere (2025)  e la leggo in disordinato, fruttuoso accompagnamento ad un saggio di Mauro Ferrari su L’Anello Critico, che ne parla nei termini di riferimento imprescindibile. Si capisce che la curiosità sia accesa.

I versi sono densi, anche lunghi a sfumare in prose misurate e si susseguono costruendo un percorso che pare, a volte,  un dialogo interiore e altre sembra alzare lo sguardo, per rivolgere questioni irrisolte al tempo, all’aria; al lettore forse. Su tutto domina, in equilibrio delicato, la struggente consapevolezza di assenze (o mancanze) indefinibili, come preavviso e insieme lascito di inafferrabili e tuttavia ineludibili fantasmi.

Sono versi che si fanno strada gradualmente, mi parlano:

Tra il seme e il tempo necessario, fra l’intenzione / e la pienezza dell’animale, si leva un buio imprevisto, / che non abbiamo conteggiato. Mi domando dov’eri, / quando ho guardato in alto, nel fogliame delle palme. / Dov’ero, quando fu deciso che il vento battesse / anche per noi, prima di ogni scopo, / e di ogni decisione.    (pag 21)

E ancora:

Ombre
di dèi oscillavano
sulla ramaglia della mente,
della notte, nel molle
dei nostri pensieri.
Qualcuno
reggeva l’inizio delle cose,
qualcuno
che ha a che fare con le rovi[ne]
con i semi del vivere (pag 23


C’è un atomo innocente, prima di ogni prima,
e semi, suoni, soffi, e una freccia
scagliata senza intenzione… (pag 25)

Mi ricordo qui di un testo mio, che consuona parecchio, proprio nel segno di una liberante, forse imprudente, fiducia verso i semi del vivere:

I SEMI DELLE COSE

Salgono alla riva della luce
i corpi primi, le piccole variazioni.
Sono scarti obliqui nel muovere
universale, fra il caso e il capriccio
divino.
Una terza, volontaria, autonoma scelta
Materia sensibile, sostanza accidentale
esercizio di libertà.

(Il punto in cui si perdono le voci, p. 19)

Sono colpito. Proseguo dunque nella lettura,  coinvolto, curioso, guardingo anche. Il sentiero si fa profondo, s’inoltra in oscurità di boschi pensosi, selva di pensiero che si pensa, di sguardo che si cerca, di leopardiana indulgenza e irrequieto disincanto.  Qualcosa però, che non so dire, sento che sta lì in attesa, può darsi sia in attesa, senza sembrare. Ma attende.


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