I capelli del prozio Emmerico

Sta cercando una forma, dei connotati. In un sentiero stretto che da una parte ha il burrone delle  mie (limitate) capacità manuali e scarse conoscenze sulla materia prima (la cartapesta), dall’altra ha il declivio di un immagine che vado cercando, da qualche parte fra un Nkondi africano e le sembianze intraviste nella fotografia sfocata  di un’uomo degli anni trenta, in fuga, con un’ideale che gli brucia, dietro gli occhi.

È un lavoro lungo, ma non ho fretta. Intanto oggi sono arrivati i capelli; un po’ arruffati, all’indietro, un po’ alla Gramsci, se così si può dire.


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