Il mondo è governato con lo stesso stile, ad un tempo prepotente, infantile e paternalista, di una centrale acquisti per supermercati; con quel mix di prevaricazione e dopobarba che contraddistingue la cultura manageriale (almeno nel settore della GDO), se non è cambiata negli ultimi anni.
Lo dico per esperienza diretta. Ho lavorato 22 anni nel settore e c’è stato un periodo – breve per fortuna – durante il quale lavoravo presso la sede centrale italiana di un marchio leader in Europa nel settore ipermercati. Mi occupavo di marketing dell’offerta non-food e mi sono trovato a partecipare varie volte alle cosiddette “collezioni acquisti“, di cui due volte a livello internazionale. Si tratta del momento in cui vengono scelti i prodotti che saranno venduti sugli scaffali l’anno seguente e funziona grossomodo così: in una sede della centrale acquisti internazionale del gruppo, mettiamo che fosse quella di Parigi, si riuniscono i responsabili acquisti nazionali di una data merceologia. Dei prodotti opzionati presso grandi fornitori per lo più cinesi, sono esposti i campioni con i prezzi, le condizioni di contratto e le schede tecniche, su scaffali, in un capannone che simula un reparto di ipermercato. I manager di livello internazionale hanno a contratto robusti incentivi variabili sugli acquisti effettuati dalle varie divisioni nazionali e quindi spingono le loro squadre a comprare, comprare e “battere il record”, insistendo, ridendo, masticando tramezzini e occhieggiando le rare colleghe in tailleur.
Alla fine, verificati i record, tutti a bere birra e mangiare carne alla griglia, magari anche a ballare, perché no, gareggiando a far ridere il capo con barzellette e battute razziste o sconce, più spesso entrambe le cose. Chi compra cerca di compiacere il capo, che ci guadagna su parecchio.
Un po’ come al vertice NATO diciamo; mutando la merceologia. Insomma non pensavo, allora, di essere cosi mainstream.
foto: https://tg24.sky.it/mondo/video/2026/05/22/vertice-nato-svezia-1099903
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