Il lavoro come ufficiale d’anagrafe a Baldissero Torinese mi consente, da oltre due anni, di spendere la maggior parte delle pause pranzo a zonzo fra le colline torinesi.
E’ una sorta di quotidiana somministrazione di bellezza con la quale gradualmente mi risarcisco dei precedenti ventidue anni trascorsi a lavorare nei capannoni e nei cortili di diversi ipermercati.
Fra il 2021 e il 2022 ho esplorato i sentieri sul versante verso Cordova mentre, dall’inizio di quest’anno ho frequentato soprattutto la “panoramica” Via dei Colli di Pino Torinese trascorrendo molti intervalli primaverili ed estivi a leggere e scrivere seduto ai tavolini del chiosco bar Panoramix, fra i boschi del Parco Naturale della Collina di Superga.
Poi ieri, un po’ per caso, un po’ perché le nuvole basse e quasi autunnali sui fianchi della collina di Pavarolo mi attiravano in quella direzione, ho girato la macchina e raggiunto in pochi momenti il bricco davanti.
L’idea era di fare due passi a piedi e trovare una panchina dove fermarmi a leggere il libro di Tobie Nathan che sto esplorando (Principi di Etnopsicoanalisi, 1996). Un anno fa fa ero stato qui per festeggiare il compleanno di mio figlio e avevo notato il cartello relativo alla “Casa Museo di Felice Casorati”; me ne era rimasta la curiosità e dunque, proprio per curiosità, ho imboccato a piedi la strada in discesa indicata dal cartello.
È stata una scoperta, delicata e parziale, che mi lascia ancora il piacere di essere completata perché per entrare dovrò attendere la prossima esposizione, prevista a partire dal sette ottobre prossimo.
Ma il paesaggio attorno è ancora grossomodo quello impresso nelle tele di Felice Casorati è il paesaggio collinare di boschi e coltivi che sto esplorando da due anni. Le riproduzioni di alcune opere sue e del figlio Francesco ai muri esterni della casa, la “piccola casa bianca” acquistata nel 1930, che piaceva tanto a Felice Casorati e a sua moglie, la pittrice inglese Daphne Maugham come rifugio e luogo di lavoro appartato e sereno.
La casa ha certo perduto l’odore di fieno e di stalla che i Casorati “non riuscivano” a toglierle, ma certamente ha mantenuto il carattere di semplicità appartata per cui venne scelta dai due artisti.
Dopo la morte di Felice Casorati la casa divenne lo studio di Daphne Maugham ed infine il figlio, Francesco Casorati (anch’egli pittore), ha affidato la casa al Comune di Pavarolo perché ne facesse un museo e il Comune, in collaborazione con l’Archivio Casorati di Torino, ha riaperto questo spazio nel 2016 adibendolo ad esposizioni artistiche coerenti coi temi e la sensibilità del lavoro di Casorati.
La prossima iniziativa, che aspetto con trepidazione per poter completare la mia visita, si annuncia molto interessante: aprirà il 7/10/2023, a cura di Collezione Giuseppe Iannaccone, Ciaccia Levi, Paris-Milano e Archivio Casorati, si intitola “Estetica dei Visionari” e riunisce opere di Amber Andrews, Charles Avery, Srijon Chowhdury, Alessandro Fogo, David Horváth, Margherita Manzelli, Wangechi Mutu, Scipione.
L’esposizione “si sviluppa intorno al concetto di visionarietà che contraddistingue tutti gli artisti in mostra: un tratto inteso come capacità di guardare oltre la realtà sensibile, una dote quasi profetica che li spinge al di là del visibile, a esplorare il sentire più profondo dell’uomo.” il che consuona particolarmente con le mie letture sul tema dell’immaginazione e gli “invisibili”, da Wallace Stevens in avanti.
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