Ovvero: perché ho cambiato indirizzo email e ho in programma di uscire gradualmente dai miei profili Google, Facebook e Istagram
e perché sto cercando (trovando!) alternative social media pluralistiche, decentrate, attente alla privacy, gestite da comunità o fondazioni, che non facciano utili sul commercio dei dati personali dei loro utenti e che consentano un’esperienza non frustrata da disinformazione e discorsi d’odio.
Nelle ultime settimane Le Monde, Il Guardian, Internazionale, Liberation, La Vanguardia (per citare solo i più noti) stanno pubblicamente chiudendo la loro presenza sulle piattaforme X e Meta, dichiaratamente a causa della “tossicità” delle politiche di cui esse sono strumento.
Che cosa sta succedendo?
La ormai nota fotografia dei miliardari hi-tech all’inaugurazione della presidenza Trump ha sottolineato uno spartiacque simbolico e messo in evidenza (programmaticamente) qualcosa che nei suoi tratti essenziali era già noto da tempo ma che, dopo l’ultima campagna presidenziale americana (e soprattutto a partire dalla seconda vittoria di Trump) ormai nessuno può ignorare.
Quella fotografia, come è noto, riunisce i miliardari padroni delle principali aziende hi -tech mondiali a sostegno ed omaggio della politica dichiaratamente neofascista di Trump e ritrae assieme il fondatore di Amazon Jeff Bezos, Mark Zuckerberg padrone di Meta, Elon Musk l’amministratore delegato di Tesla, e X , Sam Altman amministratore delegato di OpenAI, il CEO di Apple Tim Cook.
Il tema, in sintesi, è che le maggiori aziende mondiali dell’Hi-tech controllano i meccanismi della diffusione mondiale delle notizie, della sicurezza, della privacy, perfino della manipolazione dell’opinione pubblica e talvolta dei risultati elettorali e sono ora anche un consapevole cartello politico a favore dell’estrema destra internazionale.
La consapevole costruzione della disinformazione e il favorire la diffusione di discorsi d’odio e violenza sono dunque l’obbiettivo delle recenti scelte di Zuckemberg sulla politica del fact checking nelle sue piattaforme social.
Sono ottime ragioni e le trovate ben spiegate in questi articoli di Arianna Ciccone sulla piattaforma news Valigia Blu:
https://www.valigiablu.it/facebook-instagram-x-social-valigia-blu/
e
https://www.valigiablu.it/valigia-blu-facebook-instagram-risposte/
Bisogna anche dire che da tempo l’esperienza d’uso dei social media mainstream è molto frustrante e che l’ecosistema Google è oggettivamente invasivo
Per ora ho aperto un nuovo indirizzo e mail: gianlucamantoani@pm.me e ho in programma di chiudere il mio profilo Google entro la fine di giugno 2025.
Intanto sto esplorando le piattaforme del cosiddetto “fediverso” (per capire cosa sia puoi partire da qui), ho aperto un profilo su Mastodon (@gianlucamantoani@mantoani.uno) che potrà sostituire egregiamente Fb e sto ancora cercando alternative per le altre funzioni utili della rete (video, musica, messaggistica, ecc).
Però, sui social mainstream non si trova solo il fascismo internazionale, dopo trent’anni di web e venti di FB ci sono anche gli amici, le relazioni affettive, le reti del nostro vissuto. Cose che non si possono e non si devono tagliare fuori con un click, ma che meritano e chiedono un’attenzione diversa, anche uno sforzo per condividere questa ricerca e magari convincere qualcuno a condividere questo percorso.
Per questa ragione, non saprei dire oggi quando arriverò a chiudere i miei profili Meta e Whatsapp, ma so che quello non è più il mio ambiente digitale e che, per fortuna, ci sono alternative da praticare.
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