Il contatto con la realtà brucia e abbatte, come il sole sulle ali di Icaro. Io ad esempio alterno la tendenza ad occuparmi ossessivamente delle infinite crisi civili, umanitarie, politiche e militari di cui ho notizia, alla tendenza opposta di rifiutare ogni aggiornamento per un senso di protezione e autotutela. Col risultato di passare dalla paura iperinformata al senso di colpa ignorante. Che meraviglia, vero? Ma c’è un’altra strada. Quella di cercare nelle crisi la risposta attiva, la reazione positiva. Se non il bicchiere mezzo pieno, perlomeno quello che non si è del tutto rotto e ancora porta un goccio di quello buono, sul fondo. Cercare, farsi amplificatori di questa parte della realtà, non per ottimismo fesso, ma direi per bisogno di respirare.
Ad esempio, nel delirio neofascista che ha colpito gli Stati Uniti, vale la pena di sottolineare la straordinaria risposta che la città di Minneapolis ha mostrato al mondo. Un forte tessuto di associazionismo locale, di vicinato, sindacale e religioso. Una rete attiva che si è affermata come un modello di cittadinanza civile e di resistenza democratica. Fischietti e telefoni contro pistole e violenza, ma non solo, anche reti di protezione, gente che porta la spesa a sconosciuti, che protegge i vicini, che aiuta i clienti. Questa non è una cosa che si improvvisa. Da dove viene?
Se ne è parlato in queste settimane e merita secondo me ascoltare la puntata del 28 gennaio di Globo, il podcast di Eugenio Cau, che quel giorno parlava appunto di “che cosa è successo a Minneapolis e cosa significa per la democrazia degli Stati Uniti con Marina Catucci, corrispondente dagli Stati Uniti per il Manifesto. Alla fine della puntata, per comprendere meglio quel che accade per le strade di Minneapolis, Catucci suggerisce di leggere un vecchio testo (del 1972) di Saul D. Alinsky. Il libro si intitola: Rules for Radicals. A practical primer for realistic Radicals. Come ricorda Catucci, Saul Alinsky è il padre del “modern community organizing“ e ha insegnato a generazioni di attivisti a contrastare e sovvertire un potere opprimente attraverso il lavoro delle organizzazioni di base. Nato a Chicago nel 1909, morto nel ’72, Alinsky ha dedicato oltre 40 anni di attivismo al miglioramento delle condizioni di vita delle comunità più povere, a cominciare dai ghetti afroamericani delle città del nordamerica, ed è stato considerato una sorta di genio organizzativo.
La versione inglese è liberamente reperibile in rete e potete comodamente scaricarla da qui:
In italiano si possono trovare (i link vi portano alle collocazioni in biblioteche pubbiche):
- David Tozzo, Saul Alinsky: rivoluzionario democratico, Roma, Ed. Efesto, 2015
- Alinsky, Saul David, Le idee dei radicals : potere e democrazia negli Usa /prefazione di Nico Perrone ; traduzione di Paola D’Ercole … [et al.] Bari : Palomar, 2017
- Maritain, Jacques, Maritain e Alinsky: un’amicizia : la corrispondenza tra il filosofo cattolico e il teorico del radicalismo americano / a cura di Bernard Doering e Lucio D’Ubaldo Bologna, Il mulino, 2011
- Alinsky, Saul David, Radicali, all’azione! : organizzare i senza-potere / traduzione di Alice Belotti e Ilaria Pittiglio ; introduzione e cura di Alessandro Coppola e Mattia Diletti [Roma] : Edizioni dell’asino, 2020
- Sclavi, Marianella, L’irriverenza democratica : Saul Alinsky e il Community organizing [Forlì] : Una città, ©2021
immagine: Saul David Alinsky – Alchetron, The Free Social Encyclopedia
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