La rivoluzione poetica degli animali (Buendia Books, 2025), di Valeria Bianchi Mian e Max Ponte è una splendida fiaba metanimale, poetica ed ecologica insieme, che si legge tutta d’un fiato. Una fiaba che spiazza, diverte e mentre diverte fa pensare; che è proprio tanta roba. L’intreccio prende corpo in un presente distopico (ma neanche tanto, purtroppo), dentro un paesaggio liminale, la foresta urbana, un po’ città e un po’ savana, del quale non viene specificato se si tratti di un enorme parco zoologico o piuttosto di un’ibrida zona di confine; uno spazio zoo-illogico per dirla con le parole del libro. Ma uno spazio che nella immaginazione del lettore trova echi e consonanze al di qua di altre famose favole metanimali che La rivoluzione poetica degli animali chiaramente evoca, smarcandosene però rapidamente e con leggerezza: penso alla Fattoria degli animali di Orwell, ma anche a La collina dei conigli di Richard Adams, a Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach e poi certamente ad Alice nel paese delle Meraviglie di Carroll, a Il libro della giungla di Kipling e infine, forse più di tutto, ai Musicanti di Brema dei Grimm. Questo spazio liminale è abitato da buffi e improbabili spiriti animali in cerca di un mondo nuovo e magari di una possibile salvezza; sono comici spaventati guerrieri, anche loro, come i ragazzini di Stefano Benni; insomma sono animali messi alle strette, in difficile equilibrio con il mondo e costretti ad affrontare la presenza invadente di chi quel mondo sembra davvvero intenzionato a distruggerlo, per sete di guadagno o anche solo per malvagità; ammesso che si tratti di due cose distinte.
C’è il leone Osvaldo, vanesio ma lucido quando è il momento, l’elefante Romolo depositario della memoria e custode dell’idea di futuro, l’ansiosa talpa Vittorio Amedeo, l’antilope Margherita, sensibile e curiosa, il giraffo Attilio permaloso e tenero, il coraggioso coniglio Leone. Tutti si trovano riuniti – insieme a tanti altri animali – in occasione della Gara di Poesia Declamata, una gara di versi (poetici ed animali ad un tempo) quando il loro spazio vitale viene sconvolto dalla improvvisa e violenta invadenza della trivella. E’ l’irrompere della presenza umana, che rompe ogni equilibrio, che sconvolge la terra e la rende inabitabile: “La festa dunque era davvero finita. Rimaneva, quasi a monito, una specie di cratere al centro della città.”
E’ la crisi insomma, che rende necessaria una reazione. E la reazione arriva, gli animali si riuniscono quella notte stessa in un Grande Consiglio e decidono di… non ve lo dico, perché è bello scoprirlo leggendo; ma quel che fanno lo fanno sostituendo allo scontro di forze e alla violenza, la poesia, la condivisione dei versi (sono animali, ciascuno ha il suo). La rivoluzione poetica è questo: la condivisione di un linguaggio in grado di farci percepire il legame profondo e necessario fra tutte le specie .
Trovate notizie di questo bel libricino su: Quotidiano Piemontese, leggi qui; su La bottega dei Libri, leggi qui e ascolta qui sotto:
e ancora su: Poesie Aeree, leggi qui; su Margutte, leggi qui; e su Versante Ripido, leggi qui.
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