Explosions lyrique

La poesia risoluta e vibrante di Nina Mercurian, ascoltata qualche giorno fa alla Casa della Poesia di Torino (qui il post), a mio modo di sentire è affine ad un campo immaginale fatto di linee decise e morbide, colori accesi, figure di gusto espressionista e anche un po’ astratto; geometrizzanti e  sensuali ad un tempo.

Quasi nello stesso torno di tempo, per una traccia del tutto differente (un sentiero di quelli che si fanno solo camminando), grazie ad un bell’articolo di Riccardo Venturi sono approdato alle opere di Alberto Magnelli,  dapprima le sue arcane e sospese “pierres” della  metà degli anni  trenta, lungo un filo di ricerca che, dalle lose e dalle macine dei cavapietra piemontesi, passando per le pietre di Teofrasto di Ereso e l’ammonimento di Isaia ai disobbedienti “La tua sorte è fra le pietre lisce del torrente” (Isaia, 57-6), da un incanto all’altro, mi ha guidato a Wislava Symborska e ad una prima, intransigente pietra parlante, poi ad Eugenio Montale con gli scabri ed essenziali suoi ciottoli di mare e ancora, grazie al catalogo di un’esposizione del 1981 sui disegni preparatori delle pierres di Magnelli, a due scritti di Italo Calvino e Antonio Tabucchi con ulteriori, riflessive ed enigmatiche, pietre parlanti.

Il lavoro di Magnelli per me è stato una scoperta entusiasmante; fra le  sue opere più giovanili fiorirono, nella campagna toscana, nell’autunno del 1918, anche le sue “Esplosioni liriche” celebranti una dirompente energia vitale che, con la fine del primo conflitto mondiale, sentiva di potersi nuovamente esprimere liberamente. Queste figurazioni di corpi e movimenti, accese e curvilinee, in cui sembrano nascondersi intriganti donne stilizzate, quasi cubiste e tuttavia in qualche modo molto umane e riconoscibili, esprimono un senso di armonia e costituiscono, effettivamente, una vera e propria esplosione lirica; una poesia visiva, ricca di vitalità e – insieme –  di una sorta di indomabile nostalgia irrisolta.


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