Display di culture. Etnografia della Grande Distribuzione

Nel 2003, sul n° 7 dei Quaderni del Dipartimento di Psicologia e Antropologia dell’Università di Verona (pubblicato da Franco Angeli), usciva questo saggio, nel quale entravano la mia formazione e sensibilità verso l’antropologia sociale e l’esperienza di lavoro che da alcuni anni stavo vivendo all’interno di una multinazionale della grande distribuzione. Cercare di capire è sempre stato il mio atteggiamento di base, soprattutto quando ho a che fare con qualcosa di “distante” da me. E il mondo della grande distribuzione lo era, distante da me, e lo è rimasto per tutti i 22 anni in cui ci ho lavorato dentro. Proprio per questo, credo, mi ha insegnato molto.

Questo è l‘Abstract del saggio:

In questo testo sostengo l’interesse di interpretare lo spazio commerciale di un ipermercato come frutto di una performance culturale che ne permette l’uso pubblico come scena istituzionale della pratica di “fare la spesa” una consuetudine privata e tuttavia legata a molteplici ambiti della vita sociale: (produttivo, riproduttivo, rituale, domestico, pubblico). L’ allestimento di uno spazio allo scopo di rendervi materialmente e culturalmente possibile la prassi del “fare la spesa”, viene descritto partendo da un concetto di marketing che è al contempo un elemento importante del sapere pratico delle persone coinvolte in quel processo: il Display. E’ proprio riflettendo sul concetto e sulla pratica del Display che alcuni strumenti concettuali elaborati dall’antropologo britannico Victor Turner, al fine di interpretare le attività performative e teatrali nelle società complesse emergono come strumenti validi nella costruzione di un approccio etnografico agli spazi commerciali della Grande Distribuzione Organizzata (GDO)

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