Limpide Nuvole

Limpide Nuvole è il racconto di un viaggio; il sentiero che ho fatto per parlare di poesia a una classe di bambini di 5 elementare.

Questo viaggio (che potete anche ascoltare, qui) si è rivelato un percorso sorprendente del quale non vedo affatto la fine e che allo stesso tempo, nella pratica, non è ancora iniziato. Il titolo viene da “Limpide Nubi” il meraviglioso ossimoro scelto da Foscolo per descrivere il cielo della sua isola natale. E’ una figura retorica, una “figura di significato” che rende con precisione il senso visivo ed emotivo dei chiari e ampi cieli mediterranei, talmente luminosi e vasti che anche la presenza di nuvole bianche non li rende meno limpidi e meno ampi.

Proprio per richiamare questa puntuale capacità della grande poesia di evocare l’esperienza attingendo ai sensi ed alle emozioni (in questo consiste la magia delle parole, come ci ricorda Donatella Bisutti), ho scelto quel verso di “A Zacinto” anche come titolo dell’Unita Didattica messa a punto per i bambini.

Ma cerchiamo di andare per ordine.

Tutto é iniziato perché ho la fortuna di vivere con Alessandra, che é un’insegnante di Scuola Elementare e chi abita con un insegnante vive anche un po’ con la sua scuola, le sue classi, impara rapidamente a a convivere con quaderni, colla a caldo, riunioni, circolari, programmazioni e personaggi che popolano l’aria di casa con decine di nomi, sorrisi, preoccupazioni, risposte improbabili e furberie impertinenti.

Poco più di un anno fa, Alessandra mi ha chiesto se potessi mettere a punto un intervento sul linguaggio poetico per la sua classe, da inserire come attività “laboratoriale” nel programma di Lingua Italiana della sua classe. Naturalmente mi ci sono tuffato subito; con entusiasmo.

Il punto di partenza è stato chiederle cosa il mio intervento potesse portare ai suoi alunni che lei stessa come insegnante non ritenesse di potere fornire. Dice la Maestra: “di poesie e filastrocche si fa grande uso nella scuola primaria, ma se dobbiamo spiegare ai nostri bambini perché e come la poesia possa essere davvero importante per loro, ecco… mi sembra che ci manchi la formazione adeguata per farlo. Si finisce per dire cose un po’ generiche sulle rime, cose che non colgono il punto.

La risposta mi ha colpito, anche perché l’ho ritrovata poi in molti dei testi che ho consultato per preparare il mio intervento. La scommessa era dunque ambiziosa: centrare “il punto” sulla poesia e parlarne agli alunni di 5° elementare. Per questo ho iniziato a confrontarmi con le indicazioni nazionali ed europee sull’insegnamento delle competenze comunicative nella scuola primaria. E mi sono confrontato con una bibliografia non ampia ma estremamente ricca per il valore didattico, la sensibilità linguistica e poetica con cui molte attività didattiche sulla poesia nella scuola sono state. negli anni, proposte, sistematizzate e condivise.

Di conseguenza, per parlarne ai bambini, bisognava affrontare la questione fondamentale: cosa è veramente la poesia e di cosa vogliono parlarci, alla fine, i poeti?

A questo punto le strade possibili erano tante. Le risposte date e disponibili sono davvero moltissime. Mi sono orientato come potevo, al lume delle mie conoscenze e delle mie preferenze, della mia sensibilità. Con limiti che sono i miei, ho cominciato a cercare fra le risposte che diversi poeti hanno provato a dare alla questione: “cosa sia la Poesia”

Mentre facevo questa ricerca, mi sono convinto che sarebbe stato importante, nel parlare di poesia ai bambini, portare loro, letteralmente, la voce dei poeti. E ho deciso così che il senso del mio intervento sarebbe stato proprio in questo: offrire questa mediazione, questo dialogo, mettendomi a mia volta in comunicazione con alcuni poeti (nella foto qui a fianco Fabio Pusterla, che ha risposto con un contributo molto intenso, ma ci arriveremo) e cercando di coinvolgerli nel mio percorso. Il risultato mi ha sorpreso, sempre. E qualche volta mi ha davvero emozionato.

Alla fine ho costruito un’unità didattica che attraverso il gioco con i suoni e le parole, effettuato a gruppi e poi condiviso con tutta la classe, punta a rendere progressivamente consapevoli i bambini del potere che hanno le parole: il potere di trasportare emozioni e significati assieme, un potere che, se usato consapevolmente, può servire a maneggiare meglio sia il proprio linguaggio che le proprie emozioni.

Mentre ci lavoravo, cosi alacremente, l’emergenza Covid, ha reso improvvisamente tutto più complicato. da un lato il viaggio nel territorio della Poesia è diventato paradossalmente, per settimane, l’unico viaggio possibile. Ed è stato da questo punto di vista gratificante e compensativo. Un viaggio iper me molto “reale” grazie al quale ho sentito poco le restirizioni alla mobilità fisica imposte dai vari DPCM che via via si susseguivano. U viaggio in un territorio magico e sconfinato, nel quale ho avuto modo anche, come ho detto, di incontrare personaggi inaspettati, parole colorate e rumorose, poeti generosi e gentili del calibro di Fabio Pusterla, Antonella Anedda, Magrelli ecc.

Il viaggio però non ha ancora una destinazione, perché l’emergenza covid ha impedito sia di fare il laboratorio “in presenza” e sia, alla fine, di organizzare una qualche forma di adattemetno “a distanza” attraverso piattaforme tecnologiche di videoconferenza o simili.

Ma le parole sono li, che premono,, vogliono trovare una voce e insistono per uscire. Questo racconto è il tentativo di accontentarle, di trovare per loro una strada, un modo per essere “restituite”.


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